Come nasce il progetto
Nel 2023, Studio Cras e Scomodo hanno realizzato il documentario “Roma Est di notte”, un progetto di ricerca-intervento psicosociale sviluppato nell’ambito del progetto Sottosuono, con il sostegno di Roma Capitale. L’obiettivo era esplorare le dinamiche culturali che caratterizzano le forme di aggregazione giovanile nella zona est di Roma, per individuare e diffondere buone pratiche capaci di promuovere convivenza e appartenenza.
Il risultato è un documentario che raccoglie le voci di chi abita e anima questi territori: giovani, operatori culturali, musicisti, fondatori di circoli e spazi autogestiti.
Il territorio: Roma Est tra storia e trasformazione
Quartieri come Pigneto, Tor Pignattara e Prenestino sono nati nel Novecento come borgate operaie. Negli anni Sessanta sono diventati lo sfondo di film neorealisti come Accattone e Mamma Roma di Pasolini, costruendo l’immaginario di una periferia tragica ma creativa.
Negli ultimi venticinque anni il territorio ha vissuto profondi cambiamenti. Affitti contenuti e vicinanza al centro hanno attirato nuove popolazioni: migranti, giovani lavoratori, studenti fuori sede. Questa convivenza ha favorito la nascita di una scena culturale vivace, legata a centri sociali, circoli Arci, locali di musica dal vivo e spazi autogestiti. Nel primo decennio del 2000, la mancanza di proposte aggregative ha creato le condizioni per la nascita dei luoghi che oggi caratterizzano Roma Est: spazi con finalità di promozione sociale e culturale, alternativi alle logiche del mainstream.
Oggi la situazione è in evoluzione. La convivenza tra gruppi sociali diversi è attraversata da processi di gentrificazione e turistificazione, che sollecitano nuove domande sul rapporto con le istituzioni, con gli abitanti del quartiere, sulla formalizzazione e diffusione delle pratiche culturali che hanno caratterizzato lo sviluppo di questo territorio.
La ricerca: metodologia e interviste
Il documentario nasce da sei interviste e un focus group realizzati con persone chiave della scena culturale di Roma Est: fondatori di circoli Arci, dj, producer, collettivi musicali, scrittori, frequentatori degli spazi. A ciascuno è stata posta un’unica domanda stimolo: raccontare come davano senso al rapporto tra produzione musicale, culturale e territorio.
Il discorso raccolto è stato analizzato attraverso le “parole dense”, ovvero parole dotate di alta densità emozionale che, nella loro ricorrenza, danno voce alle rappresentazioni culturali condivise del territorio.
I risultati: intrattenimento e divertimento
L’analisi ha fatto emergere due universi simbolici contrapposti, che descrivono modalità opposte di vivere e organizzare l’aggregazione sociale.
L’intrattenimento come cultura del consumo
L’intrattenimento è la cultura rispetto alla quale gli intervistati si pongono in opposizione. Emerge attraverso parole come consumare, evento, economico, commerciale, moda, ondata, gentrificazione. Queste parole evocano una relazione organizzata dal potere d’acquisto, che produce differenze tra partecipanti: privé, prevendite, eventi esclusivi. La relazione diventa consumo reciproco tra chi organizza e chi fruisce.
Intrattenere, etimologicamente, significa “tenere dentro”, “tenere a bada”: tenere entro confini prevedibili esperienze potenzialmente imprevedibili. L’intrattenimento risponde all’esigenza di occupare un tempo libero vissuto come potenzialmente pericoloso, trasformando un tempo di scoperta in esperienza conforme.
Il divertimento come pratica di comunità
In contrapposizione emerge il divertimento. L’etimologia rimanda a “volgere altrove, deviare”: costruire percorsi alternativi, procedere in direzioni non previste.
Le parole associate sono: comunità, sperimentazione, creativo, spontaneo, gioco, esigenza, ecosistema, quartiere, collaborare, luogo. Comunità evoca il riconoscersi entro un sistema di rapporti, il ruolo del cittadino che partecipa a un contesto di cui prendersi cura. Emerge l’interesse condiviso per una cosa terza: il quartiere, una scena musicale, uno stile di vita.
Il divertimento implica la competenza a sperimentare l’imprevisto dell’incontro, la “scomodità” di una relazione non data, da scoprire. Come ha detto un intervistato: “meno male che all’inizio non avevamo le idee chiare”. Questa cultura rinuncia al potere del consumare e valorizza il rapporto come alternativa al conformismo consumista.

Il documentario come strumento di confronto
Il documentario non è solo un prodotto divulgativo, ma uno strumento della ricerca-intervento stessa. Le proiezioni hanno creato contesti di confronto dove intervistati, cittadinanza e organizzazioni potevano dialogare sui temi dell’aggregazione al servizio delle comunità.
Il documentario è stato inserito nel catalogo “L’Italia che non si vede” dell’Unione dei Circoli Cinematografici Arci e nel 2024 è stato presentato al convegno nazionale Arci “Strati della Cultura” a Modena, per promuovere discussioni su aggregazione, sviluppo locale e culture giovanili in altri territori.
Prospettive
I risultati suggeriscono la necessità di ascoltare prima di intervenire, riconoscere la competenza culturale dei giovani, valorizzare le pratiche esistenti. In particolare emerge l’importanza di sostenere spazi autogestiti e luoghi dove si produce cultura dal basso, riconoscendone la funzione sociale e non solo regolandone i rischi attraverso logiche di controllo.
Crediti
Per approfondire: Donatiello, G., & Vecchio, C. (2025). Promuovere competenza aggregativa attraverso la produzione di un documentario. Quaderni di Psicologia Clinica, 13(1). Leggi il paper completo
Direzione scientifica: Giuseppe Donatiello, Cecilia Vecchio per Cras Studio di Psicologia ETS Regia: Adriano Lucarelli Organizzazione: Maria Chiara Cicolani Fotografia: Ruben Quaranta Suono di presa diretta: Francesco Ramon Franco Montaggio: Adriano Lucarelli, Ruben Quaranta Musiche originali: Andrea Alice, Francesco Duranti. Per Scomodo: Susanna Rugghia, Edoardo Bucci, Maria Chiara Cicolani, Davide De Gennaro, Federico Codacci. Oltre a tutti gli intervistati e le intervistate che hanno partecipato, si ringraziano: Lorenzo Carangelo e Roberto Roversi di Ucca Arci, Giulia Papa, Giulia Bernardini, Caterina Colaci, Luca Leone.
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Studio Cras è un’associazione ETS che dal 2019 offre servizi di consulenza psicologica per la persona, i gruppi e le organizzazioni, con particolare attenzione ai contesti creativi e culturali.
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