Vivere in coppia oggi: tre rappresentazioni culturali dalla pratica clinica psicoanalitica

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Questo articolo è tratto dal contributo “Confrontarsi con la coppia contemporanea nel contesto dello studio privato: Resoconti e riflessioni di un gruppo di intervisione”, di Giuseppe Donatiello, Giulia Bernardini, Maurizio Naruli, Liliana Ricci, Giuseppe Saracino, Caterina Colaci, Luca Leone e Denis Mejdiaj, pubblicato su Quaderni di Psicologia Clinica, vol. XIII, n° 2–2025.

Come nasce questo lavoro

Il contributo nasce dall’attività di intervisione di un gruppo di psicologi e psicoterapeuti ad orientamento psicoanalitico formati all’Analisi della Domanda. Il gruppo si incontra da circa due anni per produrre riflessioni sul lavoro clinico e sulle domande che le persone portano in terapia.

L’interesse per il tema della coppia nasce da due direzioni: da un lato, la sua ricorrenza nelle domande dei clienti che si rivolgono ai professionisti del gruppo; dall’altro, la volontà di cogliere trasversalità culturali nelle storie individuali. Il lavoro si pone in continuità con la recente ricerca-intervento sulla coppia condotta da SPS Studio di Psicosociologia, di cui diversi membri del gruppo hanno fatto parte.

La coppia e il problema dell’identità

Un dato emerge con chiarezza tanto dalla pratica clinica quanto dalla ricerca: nelle domande che le persone portano in terapia, il tema della coppia è strettamente intrecciato con il problema dell’identità individuale.

Non si tratta soltanto di difficoltà relazionali tra partner. Si tratta, più in profondità, del modo in cui ciascuno si rappresenta se stesso in rapporto all’altro: di quali desideri riconosce, di quali appartenenze costruisce, di quale senso attribuisce al fatto di stare — o non stare — in una relazione.

Proponiamo tre categorie di lettura per interpretare questo intreccio, emerse dal lavoro clinico e dall’attività di ricerca.

Tre rappresentazioni culturali della coppia contemporanea

Prima categoria: la coppia come vincolo

La prima rappresentazione che emerge con frequenza è quella della coppia vissuta come vincolo: un ostacolo alla realizzazione personale, alla libertà di movimento, alla possibilità di espandere esperienze lavorative, relazionali, culturali.

Chi si riconosce in questa rappresentazione tende a preservare un’immagine di sé che potremmo definire, con il sociologo Alberoni, in “stato nascente permanente”: un’identità ancora aperta, non ancora definita, che non vuole precludersi alcuna possibilità. La coppia, in questo scenario, è vissuta come ciò che obbliga a scegliere — e dunque a rinunciare.

Questa dinamica non è riducibile a una difficoltà individuale. È connessa a culture più ampie: quella neoliberista del lavoro, che codifica la realizzazione personale come imperativo; quella consumistica, che fa della transitorietà una norma e del cambiamento continuo una prescrizione. In questo contesto, l’identità in stato nascente permanente può essere letta come una risposta adattiva a una realtà vissuta come precaria, che chiama strutturalmente a essere pronti a ricominciare da zero.

Il vissuto di vincolo e la fantasia di preservare un’identità aperta sembrano inscritti in ciò che lo storico Hartog definisce una contemporaneità “presentista”: un presente eterno e infinito, che non lascia spazio alla costruzione di appartenenze e di desideri contestualizzati entro rapporti.

Seconda categoria: la coppia come meta adulta tradizionale

La seconda rappresentazione si organizza attorno alla coppia intesa come traguardo: la meta adulta che si deve raggiungere, il compimento di un percorso di vita. Riconoscersi in una relazione di coppia “tradizionale” assume qui il significato di componente essenziale dell’identità, ciò che la definisce e le dà senso.

Questa rappresentazione ha una funzione prescrittiva: la coppia è qualcosa che si deve costruire, non tanto perché desiderata, quanto perché attesa — da sé stessi, dalla famiglia, dal contesto sociale. Una ricerca condotta da alcuni membri del gruppo su giovani sotto i 35 anni evidenzia come questa aspettativa possa essere vissuta come un adempimento più che come un desiderio: “più che desiderata, appare come dovuta e costosa”.

La coppia come meta adulta può essere letta anche come risposta alla crisi delle appartenenze sociali: il lavoro precario, le relazioni amicali discontinue, la difficoltà di trovare spazi terzi di socialità spingono a cercare nella coppia una forma di contenimento e di senso.

In questo scenario, la cultura consumistica contemporanea trasforma la coppia “tradizionale” in un modello normalizzato di coppia “sana”, che diventa a sua volta un prodotto da raggiungere e possedere: non un’esperienza relazionale aperta, ma un obiettivo da conquistare.

Terza categoria: la coppia come spazio intermedio

La terza rappresentazione è quella che il contributo propone come più generativa: la coppia pensata come spazio intermedio della convivenza, un contesto relazionale collocato tra la dimensione privata e quella pubblica.

Non la coppia come rifugio dal mondo, né come adempimento sociale, ma come luogo in cui è possibile produrre senso condiviso: sperimentare la confusione dell’incontro con l’altro, tollerare la frustrazione che questo comporta, e costruire a partire da questa esperienza nuove forme di appartenenza.

La coppia come spazio intermedio si configura come contesto delle possibilità che la relazione può aprire: un rapporto in cui la vita comune alimenta, anziché sostituire, la partecipazione a contesti più ampi — relazioni amicali, appartenenze culturali, impegno professionale e sociale.

Identità individuale e coppia: un conflitto contemporaneo

Le tre rappresentazioni non sono mutuamente esclusive, né semplicemente “giuste” o “sbagliate”. Sono modi in cui la cultura contemporanea organizza l’esperienza del vivere insieme, e che si riflettono nelle domande che le persone portano in terapia.

Ciò che emerge trasversalmente è un conflitto tra la ricerca di un’identità individuale — spesso organizzata attorno a fantasie di autonomia e di realizzazione personale — e il desiderio di appartenere a una relazione di coppia. Un conflitto che la psicoterapia psicoanalitica non risolve sostituendo una rappresentazione con un’altra, ma esplorando con il cliente il senso dei vissuti e dei desideri che ne emergono, per individuare nuove possibilità di rapporto.

In Studio Cras proponiamo percorsi di psicoterapia psicoanalitica individuale che si occupano anche dei problemi legati al vivere in coppia. Proponiamo uno spazio in cui esplorare le proprie attese, riconoscere i propri desideri e costruire un senso personale dell’esperienza affettiva.

I percorsi sono disponibili presso le nostre sedi di Roma (zona Colli Albani e zona Pigneto–Lodi) e di Milano (zona Paolo Sarpi–Chinatown), e in modalità online.

Per informazioni: servizi@studiocrasets.com | WhatsApp 349 850 4320

Riferimento bibliografico

Donatiello, G., Bernardini, G., Naruli, M., Ricci, L., Saracino, G., Colaci, C., Leone, L., & Mejdiaj, D. (2025). Confrontarsi con la coppia contemporanea nel contesto dello studio privato: Resoconti e riflessioni di un gruppo di intervisione. Quaderni di Psicologia Clinica, XIII(2), 95–109.

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“Roma Est di notte”: un intervento psicosociale e un documentario sulle culture giovanili aggregative di Roma Est [VIDEO]

Come nasce il progetto

Nel 2023, Studio Cras e Scomodo hanno realizzato il documentario “Roma Est di notte”, un progetto di ricerca-intervento psicosociale sviluppato nell’ambito del progetto Sottosuono, con il sostegno di Roma Capitale. L’obiettivo era esplorare le dinamiche culturali che caratterizzano le forme di aggregazione giovanile nella zona est di Roma, per individuare e diffondere buone pratiche capaci di promuovere convivenza e appartenenza.

Il risultato è un documentario che raccoglie le voci di chi abita e anima questi territori: giovani, operatori culturali, musicisti, fondatori di circoli e spazi autogestiti.

Il territorio: Roma Est tra storia e trasformazione

Quartieri come Pigneto, Tor Pignattara e Prenestino sono nati nel Novecento come borgate operaie. Negli anni Sessanta sono diventati lo sfondo di film neorealisti come Accattone e Mamma Roma di Pasolini, costruendo l’immaginario di una periferia tragica ma creativa.

Negli ultimi venticinque anni il territorio ha vissuto profondi cambiamenti. Affitti contenuti e vicinanza al centro hanno attirato nuove popolazioni: migranti, giovani lavoratori, studenti fuori sede. Questa convivenza ha favorito la nascita di una scena culturale vivace, legata a centri sociali, circoli Arci, locali di musica dal vivo e spazi autogestiti. Nel primo decennio del 2000, la mancanza di proposte aggregative ha creato le condizioni per la nascita dei luoghi che oggi caratterizzano Roma Est: spazi con finalità di promozione sociale e culturale, alternativi alle logiche del mainstream.

Oggi la situazione è in evoluzione. La convivenza tra gruppi sociali diversi è attraversata da processi di gentrificazione e turistificazione, che sollecitano nuove domande sul rapporto con le istituzioni, con gli abitanti del quartiere, sulla formalizzazione e diffusione delle pratiche culturali che hanno caratterizzato lo sviluppo di questo territorio.

La ricerca: metodologia e interviste

Il documentario nasce da sei interviste e un focus group realizzati con persone chiave della scena culturale di Roma Est: fondatori di circoli Arci, dj, producer, collettivi musicali, scrittori, frequentatori degli spazi. A ciascuno è stata posta un’unica domanda stimolo: raccontare come davano senso al rapporto tra produzione musicale, culturale e territorio.

Il discorso raccolto è stato analizzato attraverso le “parole dense”, ovvero parole dotate di alta densità emozionale che, nella loro ricorrenza, danno voce alle rappresentazioni culturali condivise del territorio.

I risultati: intrattenimento e divertimento

L’analisi ha fatto emergere due universi simbolici contrapposti, che descrivono modalità opposte di vivere e organizzare l’aggregazione sociale.

L’intrattenimento come cultura del consumo

L’intrattenimento è la cultura rispetto alla quale gli intervistati si pongono in opposizione. Emerge attraverso parole come consumare, evento, economico, commerciale, moda, ondata, gentrificazione. Queste parole evocano una relazione organizzata dal potere d’acquisto, che produce differenze tra partecipanti: privé, prevendite, eventi esclusivi. La relazione diventa consumo reciproco tra chi organizza e chi fruisce.

Intrattenere, etimologicamente, significa “tenere dentro”, “tenere a bada”: tenere entro confini prevedibili esperienze potenzialmente imprevedibili. L’intrattenimento risponde all’esigenza di occupare un tempo libero vissuto come potenzialmente pericoloso, trasformando un tempo di scoperta in esperienza conforme.

Il divertimento come pratica di comunità

In contrapposizione emerge il divertimento. L’etimologia rimanda a “volgere altrove, deviare”: costruire percorsi alternativi, procedere in direzioni non previste.

Le parole associate sono: comunità, sperimentazione, creativo, spontaneo, gioco, esigenza, ecosistema, quartiere, collaborare, luogo. Comunità evoca il riconoscersi entro un sistema di rapporti, il ruolo del cittadino che partecipa a un contesto di cui prendersi cura. Emerge l’interesse condiviso per una cosa terza: il quartiere, una scena musicale, uno stile di vita.

Il divertimento implica la competenza a sperimentare l’imprevisto dell’incontro, la “scomodità” di una relazione non data, da scoprire. Come ha detto un intervistato: “meno male che all’inizio non avevamo le idee chiare”. Questa cultura rinuncia al potere del consumare e valorizza il rapporto come alternativa al conformismo consumista.

Roma Est di notte – proiezione del documentario di ricerca-intervento psicosociale

Il documentario come strumento di confronto

Il documentario non è solo un prodotto divulgativo, ma uno strumento della ricerca-intervento stessa. Le proiezioni hanno creato contesti di confronto dove intervistati, cittadinanza e organizzazioni potevano dialogare sui temi dell’aggregazione al servizio delle comunità.

Il documentario è stato inserito nel catalogo “L’Italia che non si vede” dell’Unione dei Circoli Cinematografici Arci e nel 2024 è stato presentato al convegno nazionale Arci “Strati della Cultura” a Modena, per promuovere discussioni su aggregazione, sviluppo locale e culture giovanili in altri territori.

Prospettive

I risultati suggeriscono la necessità di ascoltare prima di intervenire, riconoscere la competenza culturale dei giovani, valorizzare le pratiche esistenti. In particolare emerge l’importanza di sostenere spazi autogestiti e luoghi dove si produce cultura dal basso, riconoscendone la funzione sociale e non solo regolandone i rischi attraverso logiche di controllo.

Crediti

Per approfondire: Donatiello, G., & Vecchio, C. (2025). Promuovere competenza aggregativa attraverso la produzione di un documentario. Quaderni di Psicologia Clinica, 13(1). Leggi il paper completo

Direzione scientifica: Giuseppe Donatiello, Cecilia Vecchio per Cras Studio di Psicologia ETS Regia: Adriano Lucarelli Organizzazione: Maria Chiara Cicolani Fotografia: Ruben Quaranta Suono di presa diretta: Francesco Ramon Franco Montaggio: Adriano Lucarelli, Ruben Quaranta Musiche originali: Andrea Alice, Francesco Duranti. Per Scomodo: Susanna Rugghia, Edoardo Bucci, Maria Chiara Cicolani, Davide De Gennaro, Federico Codacci. Oltre a tutti gli intervistati e le intervistate che hanno partecipato, si ringraziano: Lorenzo Carangelo e Roberto Roversi di Ucca Arci, Giulia Papa, Giulia Bernardini, Caterina Colaci, Luca Leone.


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Studio Cras è un’associazione ETS che dal 2019 offre servizi di consulenza psicologica per la persona, i gruppi e le organizzazioni, con particolare attenzione ai contesti creativi e culturali.

Per informazioni sui nostri progetti di ricerca e intervento:
Email: servizi@studiocrasets.com
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Puntata del podcast “Non è la RAL” di Studio ECA dedicata alla crisi di senso nel lavoro, con Giuseppe Donatiello psicoterapeuta di Studio Cras

È uscita la puntata del podcast di Studio ECA dedicata alla crisi di senso del lavoro, con la partecipazione di Giuseppe Donatiello, psicologo e psicoterapeuta di Studio Cras.

La conversazione prova a raccontare, dal punto di vista clinico, quali difficoltà incontrano oggi le persone nei contesti organizzativi, interrogando le culture del lavoro contemporanee e i cambiamenti che stanno ridefinendo il modo in cui ciascuno di noi rappresenta il proprio ruolo professionale.​

In dialogo, due prospettive che raramente si incontrano: psicologia e diritto del lavoro. Emerge uno scambio denso su stress lavorativo, disallineamento tra valori personali e organizzativi e le possibilità di ricostruire senso nella propria vita professionale.

Di quale futuro si muore? Due focus group per esplorare il rapporto tra giovani e psicoterapia

Giovani in psicoterapia - Studio Cras ricerca salute mentale culture giovanili

All’interno del primo numero “Di futuro si muore / Di futuro si vive”, Claim ha coinvolto voci diverse per indagare il futuro che ci attende, attraverso un’analisi del presente. In questo mosaico di prospettive, il contributo di Studio Cras si inserisce con una lente specifica volta a indagare il rapporto tra salute mentale e contemporaneità.

Abbiamo chiesto a giovani dai 18 ai 35 anni di raccontarci la loro esperienza di psicoterapia. Non per parlare (soltanto) di diritti negati, ma per esplorare cosa cercano in quello spazio.

È emerso qualcosa di interessante: la psicoterapia non è solo il posto dove “sistemare” il proprio privato.

È piuttosto uno spazio in cui riconnettere pezzi che sembrerebbero non stare insieme: il privato e il politico, la propria storia personale con le questioni generazionali, le aspettative familiari, il bisogno di relazioni affidabili e la pressione a performare sempre.

Ci si chiede, inoltre, se sia legittimo parlare di politica in terapia. Se abbia senso nominare il lavoro, la crisi dei servizi pubblici, il desiderio di partecipazione. Come se chiedere aiuto per la propria salute mentale e voler capire il mondo in cui si vive fossero due cose separate.

Ma se non possiamo immaginare un futuro, come facciamo a intervenire sul presente?


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La festa come dispositivo aggregativo: un’esplorazione delle culture musicali giovanili attraverso un’intervista a Cosmo e GNMR

Nel periodo post-pandemico abbiamo assistito a un rinnovato interesse per la festa come dispositivo di aggregazione giovanile, accompagnato da una narrazione mediatica che tende a ridurla a dispositivo rischioso da controllare.

Come psicologi interessati alle culture giovanili contemporanee, interpretiamo la domanda di partecipazione ai contesti musicali di festa come risposta reattiva alla cultura dell’individualismo in cui siamo immersi.

Cosmo e GNMR intervistati da Studio CRAS su aggregazione giovanile e cultura musicale

L’intervista: un’esplorazione della scena musicale elettronica italiana

Per esplorare il rapporto tra festa, musica e nuove generazioni, Cecilia Vecchio e Giuseppe Donatiello di Studio Cras hanno realizzato per Scomodo un’intervista con Cosmo e GNMR, due protagonisti della scena musicale elettronica italiana. È possibile leggere l’intervista integrale su Scomodo e una versione editata su Vanity Fair. Ci siamo chiesti: come è rappresentata la festa dai giovani, oggi?

L’intervista ha assunto la forma di una conversazione aperta e associativa, che ci permette di conoscere meglio le culture che attraversano i contesti aggregativi musicali.

Festa e spettacolo: due modelli culturali a confronto

Dalla conversazione con Cosmo e GNMR sono emerse tematiche che ritroviamo spesso nel nostro lavoro con le culture giovanili:

  • La contrapposizione tra festa come esperienza partecipativa e spettacolo come forma di intrattenimento passivo
  • Le dinamiche di inclusione ed esclusione negli spazi di aggregazione
  • Il rapporto tra musica e costruzione dell’identità sociale
  • La responsabilità di artisti e organizzatori nella creazione di contesti capaci di creare appartenenza e comunità

Anche qui, come nella nostra ricerca sulle culture aggregative del territorio di Roma Est, emergono due mondi contrapposti: da un lato la cultura dell’intrattenimento, dove si è spettatori e consumatori; dall’altro la cultura del divertimento, dove si costruiscono insieme appartenenze e comunità.

La festa come dispositivo aggregativo: spazi di incontro e partecipazione collettiva attraverso la musica

La festa come motore per lo sviluppo di comunità

L’intervista mette in primo piano la competenza di chi opera in questi contesti nel pensare criticamente i rapporti di potere e nel proporre alternative alle modalità di rapporto fondate esclusivamente sul consumo.

La festa emerge come spazio intermedio della convivenza, in cui giovani e meno giovani possono sperimentare forme di partecipazione collettiva differenti dai luoghi di passaggio e consumo della quotidianità urbana.

Parlare con Cosmo e GNMR ci ha lasciato con alcune domande che che riteniamo centrali nel nostro lavoro: come si costruiscono spazi che favoriscono l’incontro e la convivenza? Come promuovere lo sviluppo di contesti in cui le persone possano sentirsi parte di una comunità? E soprattutto: che ruolo può avere la cultura nel rispondere alle domande che attraversano le nuove generazioni?


Leggi l’intervista completa:


Parole chiave: psicologia e giovani, aggregazione giovanile, cultura musicale, Cosmo GNMR, festa e socialità, musica elettronica, Studio Cras, culture giovanili, psicologia e musica