
All’interno del primo numero “Di futuro si muore / Di futuro si vive”, Claim ha coinvolto voci diverse per indagare il futuro che ci attende, attraverso un’analisi del presente. In questo mosaico di prospettive, il contributo di Studio Cras si inserisce con una lente specifica volta a indagare il rapporto tra salute mentale e contemporaneità.
Abbiamo chiesto a giovani dai 18 ai 35 anni di raccontarci la loro esperienza di psicoterapia. Non per parlare (soltanto) di diritti negati, ma per esplorare cosa cercano in quello spazio.
È emerso qualcosa di interessante: la psicoterapia non è solo il posto dove “sistemare” il proprio privato.
È piuttosto uno spazio in cui riconnettere pezzi che sembrerebbero non stare insieme: il privato e il politico, la propria storia personale con le questioni generazionali, le aspettative familiari, il bisogno di relazioni affidabili e la pressione a performare sempre.
Ci si chiede, inoltre, se sia legittimo parlare di politica in terapia. Se abbia senso nominare il lavoro, la crisi dei servizi pubblici, il desiderio di partecipazione. Come se chiedere aiuto per la propria salute mentale e voler capire il mondo in cui si vive fossero due cose separate.
Ma se non possiamo immaginare un futuro, come facciamo a intervenire sul presente?
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